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Curiosità e tesori ritrovati

Museo Archeologico provinciale "F. Ribezzo"

Bellezza e seduzione

Oggetti per adornare i capelli

Ciò che avvince è l'eleganza: tenga la donna in ordine i capelli, in più modi si possono adornare; ogni donna scelga, davanti allo specchio, la pettinatura che maggiormente le dona. Un viso lungo vuole capelli divisi sulla fronte, con semplicità, un viso tondo capelli raccolti a nodo sopra il capo, con le orecchie scoperte. Molte donne ameranno la testa falsamente trascurata che, in realtà, richiede più cure di tutte.

«....Munditiis capirnur: non sint sine lege capilli... Nec genus ornatus unurn est: quod quamque decebit, elegat et speculum consulat ante suum. Longa probat facies capitis discrirnina puri... Exiguurn sum ma nodum sibi fronte relinqui, ut pateant aures, ora rotunda volunt. ...Et neclecta decet multas corna: saepe iacere hesternarn credas, i/la repexa modo est...».


Ovidio, Ars amatoria, III, 136-154

 

Giochi e giocattoli

giocattoli

Che i ragazzi giochino.., è segno di alacrità ma con moderazione... vi sono pure alcuni giochi utili per affinare l'intelligenza dei ragazzi... anche le abitudini e le tendenze si scoprono meglio durante il gioco.

«...Ludus in pueris est signurn alacritatis... Modus tamen sit remissionibus... sunt etiam nonnulli acuendis puerorurn ingeniis... Mores quoque se inter ludendum simplicius detegunt».

Quintiliano, Institutio Oratoria, 1, III, 10-13

 

a casa
Complementi d'arredo

museo-casa.jpg

La Domus è munita di ambienti di rappresentanza: alti vestiboli regali, atri e peristili amplissimi, giardini e portici di notevole ampiezza, lussuosi e imponenti; inoltre biblioteche e pinacoteche.

«... Vestibula regalia alta, atria et perystilia amplissima, silvae ambulationesque laxiores ad decorem maiestatis perfectae; praeterea bybliothecas, pinacothecas..».


Vitruvio, De Architectura, VI, 5

 

Il culto dei morti

museo-culto-morti.jpg

È proibito seppellire o bruciare i morti all'interno delle città... le donne non si graffino le guance, né cantino nenie lamentose durante il funerale; sono proibite la libagione troppo costosa, le grandi corone, gli incensieri; non si getti oro sul cadavere.

«.. .Horninern mortuurn, inquit lex in XII, in urbe ne sepelito neve uno...
Mulieres genas ne radunto neve lessum funeris ergo habento... ne surnptuosa respersio, ne longae coronae nec acernae... neve aunum addito...».


Cicerone, De Legibus, lI, 23, 58-60

 

Un tesoro ritrovato

Antiche chiavi

«...Nulla è più misterioso di una chiave antica di cui non si conosce ciò che abbia rinchiuso...».
R. Borali, Le antiche chiavi

 

 


 

 

Percorsi

Museo Archeologico Provinciale "F.Ribezzo"
I percorsi

Museo e portico
Museo Provinciale e porticato dell'Ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani
(coll. Nolasco)

Nel centro storico di Brindisi al n. 7 di piazza Duomo, attiguo all'antico porticato dell'Ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani (sec. XII) è il Museo Archeologico Provinciale intitolato a Francesco Ribezzo, studioso di civiltà messapica.

epigrafe

Fig. 1 - Epigrafe


La sistemazione museale comprende reperti che dall'età preistorica giungono fino al tarda età romana. La complessità dei contenuti da comunicare e dei percorsi da seguire ha suggerito la realizzazione di strumenti visivi a supporto dei materiali esposti.

Lungo il percorso museale si incontrano pannelli caratterizzati dalla presenza di testi e supporti grafici tali da consentire la comprensione del contesto storico dei reperti esposti, in un racconto continuo scenograficamente comunicativo.

Il percorso di visita prende avvio nel porticato dove sono collocati scenograficamente materiali archeologici eterogenei: una serie di ceppi d'ancora in piombo, sculture, stele onorari municipali, sarcofagi e vari elementi architettonici dei quali è nota la provenienza, ma non il contesto. Di grande interesse sono i due capitelli figurati, testimonianze superstiti della abbazia benedettina di Sant'Andrea ubicata all'ingresso del porto estemo di Brindisi, sulle cui rovine Alfonso I d'Aragona fece costruire il Castello.

Al piano terra inizia l’esposizione con la Sezione Antiquaria dedicata alle " Collezioni ".

Statua loricata
Fig. 2 - Statua loricata

La presentazione dei reperti, in questo settore procede per classi di materiali: ceramica, manufatti in bronzo, terracotte votive e architettoniche, vetri, lucerne, monete.

Ogni opera ha un messaggio da comunicare; l’ausilio dei pannelli didattici, con informazioni sulle forme ceramiche, sull’uso e destinazione dei vari reperti, aiuta a meglio comprenderli.

Notevole è la collezione di ceramica che comprende vasi attici, vasi italioti, trozzelle vasi sovradipinti policromi, con esemplari realizzati a partire dal VI fino al III sec. a. C.


I vasi sono caratterizzati da sovradipinture in bianco, giallo e rosso su fondo a vernice nera. Lungo il percorso si segnalano manufatti in metallo - fibule, statuine, lucerne e lamine miniaturistiche con iscrizioni - vetri, monete e una ricca documentazione coroplastica: matrici, rilievi fittili, arule, antefisse, oscilla, dischi, terracotte votive stilisticamente inquadrabili fra la fine del VII e l’età ellenistica.

Vasi corinzi

Fig. 3 - Vasi corinzi

 

 

 

 

Vasi attici

Fig. 4 - Vasi attici

Trozzelle
fig. 5 - Trozzelle

 

Vasi apuli

Fig. 6 - Vasi apuli a figure rosse

Vasi stile Egnazia
Fig. 7 - Vasi stile di Egnazia

 

Balsamari e urne cinerarie II-III sec d.C.
Fig 8 - Balsamari e urne cinerarie II-III sec d.C.

Ricca è la raccolta di monete databili dall’età classica a quella medievale.

L’esposizione prosegue al piano sotterraneo dove è ospitata la Sezione epigrafica e statuaria che ha conservato inalterato l’allestimento della metà del Novecento.

La collezione epigrafica comprende iscrizioni greche, latine e alcune epigrafi ebraiche.

Ricca e significativa è la documentazione epigrafica in lingua latina che illustra il tessuto sociale, economico, culturale, nonché politico – amministrativo del municipio brindisino.

Antefisse
fig. 9 - Antefisse

Al centro della sala che ospita il lapidario, sono esposte le sculture di età romana, provenienti dalla città.

Sono presenti statue decorative di età repubblicana, statue iconiche e ritratti maschili e femminili di età imperiale. Si tratta per lo più di sculture funerarie e decorative pertinenti a monumenti pubblici e privati.

Ma il Museo, accanto alla tradizione collezionistica dell’Ottocento e dei primi del Novecento, ha recepito anche uno straordinario afflusso di materiali archeologici provenienti da scavi.

Pertanto, il percorso museale, attraverso uno scalone, prosegue al primo piano in cui sono collocate due sezioni dedicate rispettivamente alla Preistoria e alla Messapia.

La sezione dedicata alla preistoria raccoglie i risultati di varie campagne di scavo effettuate nella provincia di Brindisi. I reperti esposti,distribuiti a proporre aspetti diversi della vita e delle attività del territorio brindisino, sono facilitati nella lettura, dal riferimento al contesto storico- topografico riportato su pannelli che accolgono notizie relative ai vari ritrovamenti avvenuti in provincia di Brindisi. L’ingresso alla sezione messapica è scandito dalla presenza di una grande trozzella di destinazione funeraria.


Sequenza fabbricazione vasi nella preistoria

Fig. 10 - Fabbricazione di vasi nella preistoria

Moneta bronzea terzp - secondo secolo A.C.
Fig. 11- Moneta bronzea III-II sec. a.C.

 

L’itinerario di visita si sviluppa lungo un articolato percorso in cui le pareti sono trasformate in un racconto continuo che accompagna il visitatore alla scoperta dei Messapi, popolazione di antiche e nobili origini che abitò la penisola salentina a partire dall’ VIII sec. a. C. Le fonti letterarie, ma soprattutto le evidenze archeologiche ed epigrafiche documentano la presenza nel brindisino di numerosi insediamenti messapici, ubicati sia nell’entroterra, che lungo la costa: Egnazia, Carovigno, Ceglie, Oria, Francavilla Fontana, Mesagne, Latiano, S.Vito dei Normanni, Valesio.

All’interno di ampie vetrine sono esposti corredi tombali acquisiti attraverso scavi, donazioni, sequestri.

Il percorso espositivo continua al piano superiore che ospita in quattro sale la sezione dedicata a Brindisi in età romana, suddivisa in area urbana e in area necropolare. Nelle prime tre sale sono raccolte le testimonianze della città romana: capitelli, sculture, epigrafi, mosaici, monete provenienti in gran parte da edifici pubblici e privati. L’ingresso alla sezione romana è segnato da due capitelli di ordine corinzio figurato rinvenuti in piazza Duomo e facenti parte di un sacello dedicato a Dioniso.

Scavi a Punta Serrone


Nella stessa sala sono esposti i materiali rinvenuti nel corso di scavi effettuati nel 1986 a Brindisi in via Santa Chiara, in prossimità del porto; trattasi di reperti che attestano la preminenza delle attività portuali nei rapporti commerciali con l’Oriente.

Se l’area del porto si identificava con i commerci, il centro politico della città romana si identificava con il foro, ricco di arredi scultorei, confluiti poi nel Museo.

Una passerella che riproduce graficamente un importante tracciato stradale, identificabile, con il percorso urbano della via Appia, conduce idealmente il visitatore dal foro all’area delle domus, da identificare, presumibilmente, sulla scorta dell’attuale documentazione archeologica, con l’insula di San Pietro degli Schiavoni.

Lungo il percorso sono esposti pavimenti a mosaico, stucchi e intonaci dipinti ma anche elementi di arredo domestico: oscilla, grandi dischi marmorei e fittili, elementi tubolari in osso che servivano da cerniere per armadi lignei, nonché chiavi in bronzo e in ferro, di porte, ma anche di scrigni " nulla è più misterioso di una chiave antica di cui non si conosce ciò che abbia racchiuso…"

Il passaggio dall’abitato alla necropoli è scandito dalla raccolta di monete rinvenute sia in contesti funerari, che in prossimità di quartieri abitativi e di aree monumentali e termali.

Numerosi sono gli esemplari della zecca di Brundisium databili tra la fine del III e il II sec. a. C.

Una serie di pannelli esplicativi e un grande plastico ricostruttivo della necropoli di Cappuccini, introducono il visitatore al regno dei morti ed ai suoi rituali funerari. E’ possibile avere una idea della vita quotidiana, grazie anche agli oggetti che si sceglieva di porre sulla tomba: vasi per derrate alimentari , vasi da banchetto , fibule, monili, cinturoni in bronzo, contenitori da toelette oggetti oggi riproposti in ampie vetrine.

Il percorso espositivo ha termine con la sezione dedicata alla archeologia subacquea e ai Bronzi di Punta del Serrone.

E’ senza dubbio un itinerario suggestivo quello che si snoda attraverso quattro sale del Museo. Con la guida di vasellame, di sculture, di anfore, di ceppi d’ancora in piombo, di ancore in pietra si ripercorrono le vicende storiche che hanno visto impegnati il porto di Brindisi e gli approdi minori a Savelletri, a Giancola, cercando di coglierne, attraverso un ricco apparato didattico, le connessioni che la civiltà pugliese, nella fattispecie brindisina, ha intessuto con il mondo balcanico, la Grecia e l’Egeo orientale.

Lungo l’itinerario non mancano " effetti sorpresa": un grande acquario marino che ripropone uno spaccato di fondale brindisino e la ricostruzione in scala di una prua di nave onoraria con anfore in situ.

Statua di Lucio Paolo Emilio

Fig. 12 - Statua raffigurante Lucio Emilio Paolo









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Museo Archeologico Provinciale "F.Ribezzo" - Brindisi

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MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE "F. RIBEZZO"

Museo, porticoIntitolato a Francesco Ribezzo, archeologo e glottologo illustre (1875-1952) dispone di numerosi e ampi locali in piazza Duomo 7 e offre ai visitatori ben sei sezioni:

- l'epigrafica, con iscrizioni in latino, ebraico e greco
- la statuaria, con le splendide statue romane rinvenute nel centro storico di Brindisi
- l'"antiquarium", con le due sezioni comprendenti le collezioni Civica-De Leo e Marzano-Gorga (vasi àpuli e àttici, trozzelle, monete, ecc.)
- la preistorica, con i materiali di scavo rinvenuti nel territorio della provincia

- la numismatica, comprendente monete di età classica, medioevale e moderna
- i "bronzi di Punta del Serrone", con le due statue restaurate del console Lucio Emilio Paolo e del civis romanus nelle vesti di togato, teste-ritratti, immagini femminili e gli altri bronzi rinvenuti in occasione degli scavi subacquei dell'estate 1992.

 

P. Duomo - BRINDISI
 
Tel. 0831 544 257
      0831 544 258

ORARI APERTURA
Mattina:
da lunedì a venerdì: 8,00-17,00
Chiuso:
Sabato-Domenica
-


Istituito nel 1884 nella sede comunale del tempio di San Giovanni -al Sepolcro per volontà di Giovanni Tarantini, il Museo Archeologico di Brindisi raccolse inizialmente le donazioni di alcuni collezionisti locali e i materiali rinvenuti in scavi cittadini. Il Museo assunse ben presto il ruolo di centro culturale della città grazie all'attività di un gruppo di giovani intellettuali la cosiddetta "Brigata degli amatori d'arte" guidati da Pasquale Camassa, che dal 1911 ricoprì l'incarico di direttore onorario del museo. Già ai primi del Novecento tuttavia, il tempio di S. Giovanni al Sepolcro risulta insufficiente a contenere i numerosi reperti restituiti dagli scavi e si avvertì la necessità di progettare un edificio più adeguato. Nel 1934 l'Amministrazione Provinciale di Brindisi formula alla Soprintendenza la proposta di costruire una nuova sede del Museo sul suolo ricavato dall'abbattimento delle abitazioni che insistevano intorno al tempio di S. Giovanni al Sepolcro. Contestualmente progettò in piazza Duomo, sul suolo del fatiscente Ospedale civile, la costruzione del Palazzo della cultura destinato ad ospitare la Biblioteca Provinciale e il Provveditorato agli Studi. Durante i lavori di sbancamento dell'area, vennero rinvenute notevoli testimonianze archeologiche che furono documentate dall'avvocato Gabriele Marzano, ispettore onorario del Ministero della Pubblica Istruzione, al quale va il merito di aver proposto nel 1952 l'istituzione del Museo Archeologico Provinciale in una ala dell'edificio in costruzione. Nel 1954, conclusi i lavori, lo stesso Marzano venne nominato direttore onorario del Museo, incarico che detenne fino al 1980.

IL MUSEO, LA CITTA, IL TERRITORIO

Le vicende che hanno caratterizzato la formazione del Museo sono state necessariamente legate alle ricerche ed agli studi che, dall'inizio del secolo scorso ad oggi hanno interessato la città di Brindisi e il suo territorio. La raccolta archeologica ha conosciuto, soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta, uno straordinario incremento grazie agli scavi sistematici che hanno portato alla progressiva scoperta sia dell'insula romana di San Pietro degli Schiavoni, della domus di San Giovanni al Sepolcro, delle necropoli di via Cappuccini, che di fastosi elementi architettonici, vasellame, monete e sculture entrati a far parte del patrimonio del museo. L’ambizione del Museo e stata pertanto, sin dall'inizio, quella di identificarsi con la città e il suo territorio, promuovendo attività culturali e, allo stesso tempo, fungendo da sensibile termometro per misurare il grado di sensibilità e di cultura della città. Dal 1971 di intesa con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, il Museo grazie all'intuito della dr.ssa Benita Sciarra ha rivolto il suo interesse alla ricerca archeologica subacquea. So no state, pertanto, effettuate prospezioni archeologiche subacquee lunge il litorale brindisino, da Egnazia a Torre San Gennaro operazioni che hanno restituito copioso materiale archeologico: ceramica, ceppi d'ancora in piombo, ancore in pietra, manufatti in bronzo.

Agli inizi degli anni Ottanta lo spostamento in altre sedi della Biblioteca Provinciale e del Provveditorato agli Studi ha reso possibile l'attuazione di un progetto di ampliamento e di un nuovo allestimento delle sale espositive, rispondendo all'esigenza di esporre i reperti della collezione Marzano acquistata dagli eredi nel 1988 e i numerosi reperti venuti dal mare.

II patrimonio del museo si era pertanto arricchito notevolmente; mutato era anche l’approccio dell'utente con tale patrimonio, soprattutto a seguito della scoperta dei Bronzi di Punta del Serrone nell' estate del 1992.

Se questa e la molla che fa da volano per far conoscere il Museo di Brindisi oltre i confini nazionali, al tempo stesso è maturata la consapevolezza che un museo di nuova impostazione, non può limitarsi alla conservazione ed alla tutela del patrimonio artistico , ma deve acquisire il ruolo di centro di comunicazione sociale. Pertanto, ci si e spinti oltre la specifica competenza settoriale per fare di questo Museo un contenitore anche di nuove e diverse espressioni dell'arte e della cultura, attraverso il collegamento con altri soggetti presenti sui territorio. Il Museo si rivolge così all'utente affinando le proposte culturali. Per la scelta degli interlocutori, si e tenuto conto di tre categorie di soggetti: il mondo della scuola, i fruitori legati al tempo libero e alla terza età, i giovani e il pubblico in genere. Al fine di effettuare una integrazione fra scuola, Museo e territorio e per convincere i bambini che al Museo si può ridere, giocare e al tempo stesso imparare, e nato il progetto "II Museo

a misura di ragazzo" che si propone di formare miniguide in occasione della Settimana Nazionale della Cultura. Sempre al pianeta scuola, a partire dal 2001, sono stati indirizzati gli Stages di Ceramica. La stessa attenzione è stata riservata ai giovani laureati, per i quali, in collaborazione con Associazioni culturali, sono stati effettuati corsi di aggiornamento, mentre, per venire incontro alle esigenze di formazione specialistica da parte dei giovani del territorio, sono stati organizzati due corsi di formazione parauniversitaria. A queste attività hanno fatto da supporto i grandi eventi espositivi organizzati in collaborazione con gli organi periferici del Ministero, l'Università e i privati.

Nel 2009 il Museo riapre al pubblico in una veste museografica e museologica nuova, con un percorso museale innovativo che propone prospettive di lettura storica e modi di esposizione più moderni e accattivanti. Obiettivo fondamentale dell'intervento museografico è stato quello della piena reversibilità dell'allestimento, permettendo di intervenire con eventuali modifiche e nuove proposte, a seguito del proseguo degli scavi e degli studi archeologici.

 

 

 

Musei

 

Musei

 

 

  • Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo" - Brindisi
    piazza Duomo - Brindisi - Tel. 0831.544257 / 0831.544258

  • Museo Multimediale Comunale Salvatore Faldetta
    Viale Regina Margherita, 11-12 - Tel. 0831 583865 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Museo Archeologico Nazionale di Egnazia - Fasano
    via degli Scavi, 87 -fraz. Salvelletri - Fasano (Brindisi)- Tel. 080.4829056
  • Museo dell'olio d'oliva - Fasano
    Masseria S. Angelo dè Grecis -Fasano (Brindisi) - privato - Tel. 080.4413471
  • Pinacoteca "Emilio Notte" - Ceglie Messapica
    Palazzo "Allegretti" - via Paolo Chirulli, 2 - Ceglie Messapica (Br) - Tel. 0831 376123 - ingresso gratuito

  • Museo del sottosuolo - Latiano
    Palazzo di Cristallo - via S. Margherita, 91 - Tel. 368 399 2360 - 347 796 6322
  • Museo delle arti e delle tradizioni - Latiano
    via Verdi, 10 - sede staccata per le ceramiche:via S. Margherita -Latiano (Brindisi)
    ingresso gratuito - Tel. (pro-loco) 0831.724431

  • Museo archeologico "U. Granafei" - Mesagne
    via Castello, 5 - Mesagne (Brindisi) -ingresso gratuito

  • Centro di documentazione messapica - Oria
    via F. Russo -Oria (Brindisi) - ingresso gratuito -Tel. 0831.845703
  • Collezione "Martini Carissimo" - Oria
    Castello Svevo - via Castello -Oria (Brindisi) -proprietà privata
    Tel. 0831.840009 (Coop. Nuova Hyria)


  • Museo archeologico "F. Milizia" - Oria
    Santuario di S. Cosimo alla Macchia

    via del Santuario - Oria
    (Brindisi) - ingresso gratuito
    Tel. (Comune) 0831.845044


  • Museo didattico zoologico - Oria
    Palazzo Comunale - via Epitaffio -Oria (Brindisi) -Tel. 0831.896942
  • Raccolta Kalefati - Oria
    p.zza Cattedrale, 2 -Oria (Brindisi) - ingresso gratuito
    Tel. (Curia) 0831.845093


  • Museo delle civiltà preclassiche della Murgia meridionale - Ostuni
    via Cattedrale Monacelle, 15  -Ostuni (Brindisi) -Tel. 0831.336383

  • MUSEO CIVILTÀ RURALE - San Vito dei Normanni (BR)
    Via Mazzini - Ingresso gratuito
    347 4934443 (Cooperativa PAIDEIA)
    0831 951368 (Biblioteca Comunale 'Giovanni XXIII')

 

 

 

Lanza del Vasto

Lanza del Vasto, il filosofo di San Vito dei Normanni

Lanza del Vasto, foto  Giuseppe Giovanni Luigi Maria Enrico Lanza di Trabia-Branciforte era il vero nome del filosofo detto Lanza del Vasto (il Gandhi italiano), nato a San Vito dei Normanni nella masseria "Specchia di Mare", tra San Vito e Brindisi, il 29 settembre 1901, da Luigi Giuseppe, dottore in giurisprudenza e titolare di un'azienda agricola-vitivinicola, e dalla marchesa Anna Maria Enrichetta Nauts, nata in Belgio, ad Anversa, il 1° luglio 1874.

Di Lanza del Vasto sono molto interessanti e illuminanti le origini famigliari, note per merito delle pazienti ricerche svolte da un altro illustre sanvitese, l'avv. Giuseppe Roma, appassionato studioso di storia locale, e della dotta "comunicazione" che questi ne fece in occasione di un incontro organizzato dalla Provincia trent'anni fa, nel gennaio 1971.

Il padre del filosofo era, come si è detto, Luigi Giuseppe Lanza, nato a Ginevra il 18 novembre 1857; il nonno Giuseppe Lanza, era nato a Palermo il 20 giugno 1833 e lì residente, è con lui che iniziano i legami della famiglia con San Vito; il bisnonno era Pietro Lanza-Branciforte, principe di Trabia, Butera e Scordia, nato a Palermo il 19 agosto 1807 e lì domiciliato nel palazzo Trabia di via Maqueda 49, coniugato con Eleonora Spinelli-Caracciolo, principessa di Scalia; il trisavolo, Giuseppe Lanza-Branciforte, principe di Trabia, nato a Palermo nel 1755, coniugato con Stefania Branciforte dei principi di Butera, fu ministro di Ferdinando II per gli Affari Ecclesiastici.

Risalendo ancora nel tempo agli ascendenti Ottavio Lanza di Trabia, Cesare Lancia, conte di Musumeci (il cognome di un ramo della famiglia subì una trasformazione circa quattro secoli fa), Blasco, Niccolò e Galeotto Lancia, il quale sposò una sorella di San Tommaso d'Aquino, Cubitosa, figlia di Landolfo d'Aquino e di Teodora di Chieti e nipote di Costanza di Svevia, figlia naturale dell'imperatore Federico II, si giunge a Manfredi I il Vecchio, marchese di Busca (località della provincia di Cuneo) detto Lancia, morto nel 1215 circa, e - ancora più indietro nel tempo - al marchese Bonifacio del Vasto, appartenente a una famiglia (un cui ramo si trasferì nell' Italia meridionale e in Sicilia al seguito degli Svevi) di origine franco-salica. E' appunto nel Sud della Francia che opererà il filosofo nato a San Vito; ed è quasi esclusivamente in francese, lingua della madre, che scriverà le sue poesie e i suoi saggi: con lui la famiglia Lancia del Vasto chiuderà, tornando alle origini, un millennio di storia che ha interessato la Francia, la Germania (con gli Svevi) e l'Italia.

Vi sarebbe anche una parentela dei Lanza di Trabia-Branciforte con i principi Dentice di Frasso, che hanno avuto tra i loro antenati una d'Aquino e una Caracciolo.
 
Lanza del Vasto con i due fratelli, foto da bambini 1913. Da sinistra: i tre fratelli Angelo, Lorenzo e "Peppino".
Quest'ultimo è Lanza del Vasto.

A San Vito, Giuseppe Giovanni Lanza e i fratelli Lorenzo Ercole (nato nel 1903 e morto a Rapallo nel 1958) e Angelo Carlo (che, nato nel 1904, divenne cittadino americano nel 1939 e partecipò quattro anni dopo allo sbarco in Sicilia) si facevano notare per la bella presenza e la pratica sportiva (tennis ed equitazione). Espansivi e generosi come il padre Luigi, avevano spiccate attitudini per la musica, il disegno e la pittura. Quindicenne, durante la prima guerra mondiale, Giuseppe Giovanni si recò a Parigi, presumibilmente con la madre e i fratelli, dove frequentò il liceo. A 19 anni conseguì il diploma di "Baccelliere dell'Insegnamento Secondario" che lo abilitava all'insegnamento del latino, del greco e della filosofia negli istituti medi superiori. Rientrato in Italia in quello stesso anno (1920), si iscrisse al corso di filosofia dell'Istituto di Studi Superiori di Firenze (l'attuale Università) e l'anno successivo si trasferì a Pisa per continuarvi gli studi. Dopo alterne vicende, che lo ricondussero a Parigi per brevi periodi, il 21 giugno 1928 conseguì a Pisa la laurea in Filosofia con la tesi "Gli Approcci della Trinità Spirituale". In quegli anni ebbe l'incarico di compilare alcune voci di filosofia dell'Enciclopedia Treccani. Alla morte del padre, avvenuta nel 1931, si trasferì in Francia, dopo un breve viaggio in Germania.

Lanza del Vasto, molto più noto e apprezzato in Francia che in Italia, tanto da essere unanimemente considerato un francese, sia pure di origine siciliana (a causa delle indubbie radici palermitane dei Lanza di Trabia), fu musicista, scultore, pittore, òrafo, poeta, prosatore, ma ebbe fama soprattutto di profeta, pacifista, riformatore, saggio. Cattolico fervente, fu seguace di Gandhi, che lo chiamò "shantidas", servitore della pace. Praticò il digiuno e percorse a piedi l'Italia, la Francia e gran parte dell'Europa; a piedi si recò perfino a Gerusalemme. Nella Francia meridionale, a Bollène, negli anni in cui più vivo era il timore di una guerra nucleare causata dalla corsa al riarmo di molti Paesi - tra i quali la Francia - fondò la "Comunità Laboriosa dell'Arca" (ispirata al biblico Noé), che aveva come distintivo la croce di una vetrata della Cattedrale di Chartres.

Persone delle più diverse condizioni e religioni abitavano nel "villaggio" con le loro famiglie, costruendosi i mobili con metodi primitivi (non usavano né chiodi né viti, ma cavicchi di legno), e confezionandosi gli abiti-tuniche con la lana grezza ottenuta con filatoi a pedale. Insegnanti, professionisti, operai e contadini convivevano nel rispetto reciproco, ma occupando il posto che loro competeva sulla base delle rispettive capacità. Le regole comuni erano la povertà, la semplicità, il lavoro artigianale (come rifiuto di quello meccanizzato), la riduzione al minimo dell'uso del denaro, la partecipazione alla vita pubblica. Un esperimento coraggioso che all'epoca (oltre quarant'anni fa) suscitò vivo interesse e molta curiosità; un tentativo forse utopico di combattere quelli che Lanza del Vasto chiamava i quattro flagelli: la guerra, la sedizione, la miseria e la servitù; ai quali intendeva opporre la non-violenza, la verità, l'onestà totale, la sobrietà, il coraggio, il rispetto di tutte le religioni, il rifiuto di distinguere tra le varie caste e razze.

L'esperienza dell'Arca non è stata inutile; il seme gettato da Lanza del Vasto (come quello di Gandhi) ha dato molti frutti: i tanti e agguerriti movimenti pacifisti e ambientalisti del nostro tempo che, senza predicare il ritorno a forme di vita medievale, condannano gli sprechi e le eccessive sperequazioni e si battono per la convivenza pacifica, per un maggiore rispetto della natura, per la riscoperta dei valori dello spirito e della cultura accanto alle manifestazioni del benessere materiale. Del filosofo-poeta, deceduto nel 1981, ci restano - tra i tanti suoi scritti - questi quattro versi che sono la sintesi della sua esistenza:

Uomo che non hai mai visto il mio volto da vivo,
Conosci il mio vero sguardo attraverso le mie parole,
La mia figura, il mio passo, e pure il mio respiro,
E il sincero calore delle mie due mani amiche...

 

San Lorenzo da Brindisi

 

San Lorenzo da Brindisi

Giulio Cesare Russo (questo era il suo vero nome) nacque a Brindisi - sul luogo in cui egli stesso volle che sorgesse la chiesa intitolata a Santa Maria degli Angeli - il 22 luglio 1559, da Guglielmo Russo ed Elisabetta Masella. Perse il padre da bambino e la madre ch'era appena adolescente. A 14 anni fu costretto a trasferirsi a Venezia da uno zio sacerdote, dove proseguì gli studi e maturò la vocazione all'Ordine dei Minori Cappuccini. Assunse il nome di Lorenzo dal vicario provinciale dell'Ordine che il 18 febbraio 1575 gli concesse l'abito francescano. Il 18 dicembre 1582 divenne sacerdote dopo aver seguito corsi di logica, filosofia e teologia.
Nell'Ordine padre Lorenzo fece rapidamente carriera, anche per la sua vasta cultura, aiutata dalla bella voce di predicatore e dalla figura imponente: il 24 maggio 1602 fu eletto Vicario Generale. Pochi mesi prima, il 9 ottobre 1601, aveva assistito sul campo di battaglia - ad Albareale (ora Ungheria) - i soldati cattolici tedeschi e austriaci che si erano battuti contro i turchi, restando illeso nonostante che si esponesse generosamente.
Tornò a Brindisi nel 1604, da Generale dell'Ordine, e decise la costruzione della chiesa di  S. Maria degli Angeli col finanziamento determinante del duca di Baviera, il cui stemma si trova tuttora sulla facciata. Nel 1618, sentendosi prossimo alla fine, voleva tornare a Brindisi, ma i nobili napoletani lo convinsero a recarsi dal re di Spagna Filippo III per esporre le malversazioni di cui erano vittime per colpa del viceré spagnolo Pietro Giron, duca di Osuna. Il 22 luglio 1619 padre Lorenzo morì a Lisbona, forse avvelenato; Filippo III lo seguì meno di due anni dopo, come gli aveva predetto il frate.
Fu beatificato nel 1783 da Pio VI; canonizzato nel 1881 da Leone XIII; proclamato dottore della Chiesa, col titolo di doctor apostolicus, nel 1959 da Giovanni XXIII.
Con San Teodoro è patrono della città di Brindisi, che già nel 1900 gli intitolò una via.

 

San Teodoro, patrono di Brindisi

 

San Teodoro, dipinto San Teodoro: dipinto di Filippo Palizzi
- 1840

San Teodoro, nato nel IV secolo d. C. in Oriente (non è certo che fosse originario dell'attuale Turchia, come si ritiene comunemente), prestava servizio militare in una legione romana ad Amasea, in Turchia, quando l'imperatore Massimiano ordinò la persecuzione dei cristiani. Teodoro fu tra quelli che dichiararono la loro fede in Cristo. I persecutori, riconoscendo il suo coraggio, gli concessero una pausa di riflessione, ma il giovane ne approfittò per incendiare il tempio dedicato a Cibele, la madre degli dei. Invece di punirlo, i giudici ricorsero alle lusinghe promettendogli grandi onori. Quando si convinsero che era tutto inutile, ordinarono che Teodoro fosse torturato e bruciato vivo. Le sue ossa furono amorevolmente raccolte e conservate a Euchaita (l'odierna Aukat, Turchia).

San Gregorio di Nissa, appena vent'anni dopo il martirio di Teodoro, raccontò gli episodi essenziali della sua breve avventura terrena in un'orazione solenne (il "panegirico"), in cui tra l'altro si chiese: "Chi, tra i capitani che hanno espugnato città fortificate e assoggettato numerosi popoli, è stato così glorificato come questo povero soldato ?"

Il culto di San Teodoro, molto vivo in Oriente per secoli, fu trasferito dai Veneziani nella loro città, che lo elesse a suo patrono prima di San Marco. Nel 1210, il 27 aprile (ma la data è presunta), le reliquie di San Teodoro furono trasportate dai marinai veneziani da Euchaita a Brindisi; la tradizione vuole che sia stato l'Arcivescovo Gerardo a recarsi all'ingresso del porto per ricevere le ossa e conservarle nel Duomo.

A quel tempo il patrono di Brindisi era ancora San Leucio; successivamente e per poco più di un secolo, fu San Giorgio; solo alla fine del XV secolo fu riconosciuto il culto di Teodoro, per merito soprattutto dei Greci, degli Albanesi e degli Schiavoni, che contribuirono a ripopolare la Città dopo il disastroso terremoto del 1456.

La "processione a mare", che si svolge in occasione dei festeggiamenti dei Santi patroni (San Teodoro d'Amasea e San Lorenzo da Brindisi), ha luogo solo dal 27 aprile 1776, allorché il porto interno di Brindisi cessò di essere una palude e fu rimesso in comunicazione con il porto medio e, quindi, con quello esterno. La processione vuole ricordare un episodio miracoloso: i marinai che nel 1210 trasportavano le reliquie di Teodoro, vedendosi inseguiti da velieri turchi, pensarono di metterle in salvo su un sandalo (imbarcazione dal fondo piatto) che, spinto dalla corrente, si diresse all'imboccatura del nostro porto.

San Teodoro, statua

Il culto, sia pure breve, di San Giorgio (il santo che a cavallo trafigge il drago) spiegherebbe la frequente raffigurazione di San Teodoro a cavallo, armato di lancia, e talvolta anche nell'atto di colpire il drago o il demonio dall'aspetto umano.

La festività del 9 novembre fu stabilita dalla Chiesa; i festeggiamenti solenni e la processione a mare, che una volta si svolgevano nell'ultima decade di luglio, si tengono ora nel primo fine settimana di settembre. L'ultimo mese dell'estate, che coincide col ritorno dei cittadini che sempre più numerosi sono soliti recarsi nelle località di villeggiatura, è da qualche decennio il periodo preferito per le feste patronali nel Sud d'Italia.

 

 

La Scamiciata

Fasano - Rievocazione storica della vittoria contro i Turchi del 2 giugno 1678

  Rievocazione storica del 2 giugno 1678

 Il fatto storico

Poche date sono registrate nella quasi millenaria storia di Fasano, ma, di esse, una è quasi un monumento sacro al coraggio e al valore dei Padri: il 2 giugno 1678, giorno in cui, dopo anni o secoli di scorrerie turchesche subite in paziente rassegnazione, i Fasanesi sconfissero definitivamente i turchi in una battaglia campale sotto le mura della Città.
 
La pirateria barbaresca fu assai attiva nel secolo XVII contro i paesi pugliesi, specie dopo il 1679, anno in cui Venezia abbandonò l'isola di Candia. Le scorrerie sulla Costa fasanese, in quest' epoca, non si contano, forse anche perché Fasano è territorio dei Cavalieri di Malta. Nel 1670 il sindaco di Fasano, Giuseppe Brandi, viene fatto prigioniero e reso schiavo dai Turchi che assediavano la Città di. Fasano, allora reagisce e si prepara a difesa sotto la guida degli ufficiali del Balì. L'episodio è così riportato nella lapide che fu apposta, a ricordo, sulle mura di Fasano (ne diamo la traduzione dal latino fatta da G. Sampietro):
 
«Chiunque tu sia cittadino, viandante, straniero, ferma il passo! Guarda il mirabile e marziale evento, che, se con freddo pennello tu vedi ora dipinto, considera che fu da caldo sangue dei Turchi bagnato. Quattrocento musulmani, collegatisi in un intento, salpando da S. Maria a Lepanto in cinque barcacce da pirati, inaspettatamente approdarono in questi nostri lidi, vicino ai Fiumi, il giorno due del sesto mese, anno 1678. Cento di essi restarono a guardia delle barche, gli altri trecento discesero alla spiaggia, e tra il silenzio della notte, al chiarore della luna, penetrarono in Fasano, ove il nuovo borgo era sfornito di muraglia, ed invasero il borgo non solo, e la piazza maggiore, ma pure la Vecchia Terra.
Dall'infrangersi delle porte, dagli ululi di quegli africani, dal fragore delle armi, i cittadini, scossi dal sonno, e rianimatisi alla difesa, si batterono dai tetti delle case, dalle finestre, altri con gli schioppi, altri con pietre.
Fingendo i Turchi di fuggire, i cittadini li inseguirono nella sottoposta vallata, ove per un'intera ora, a corpo a corpo, incerti nell'esito, lottarono, finché caduti ventuno di quegli infedeli morti per terra, e feriti molti altri, si ,abbandonarono a precipitosa fuga, riparandosi alle barche.
Più che al proprio valore, i cittadini attribuirono la loro vittoria all'aiuto possente della Vergine SS. Immacolata e dei Titolari della Terra, S. Giovanni Battista e Santo Stefano. Balio di Santo Stefano era in quell'anno Fra Giovanni Battista Brancaccio, prima Generale delle artiglierie del Regno; di poi, allora, Generale supremo dell'intero esercito. Suo Luogotenente qui, nel Baliaggio, il Commendatore Era Silvio Zurla, di Crema, cavaliere valoroso e vigilante, che, prevedendo l'aggressione, addestrò i cittadini alle armi, e li diresse.

Affinché il fatto glorioso si trasmettesse alla posterità nel dicembre di quell'istesso anno, ne fu apposta la lapide».

 
La tradizione
La Scamiciata viene riproposta secondo lo schema tradizionale ricostruito attraverso le fonti storiche dei Cabrei, del Sampietro e della tradizione orale.
I tre momenti in cui si svolge la manifestazione vedono coinvolti i centri di Pozzo Faceto, dove si trova il santuario della Protettrice di Fasano; Pezze di Greco, che insiste sull'antica via che da Fasano porta al santuario, e Fasano centro.
La Scamiciata ha inizio con il pellegrinaggio in costume al santuario di Pozzo Faceto dove, con una suggestiva cerimonia religiosa, vengono benedetti I labari di Santo Stefano, San Giovanni e della Madonna di Pozzo Faceto, Patroni della terra di Fasano. Segue un canto di supplica affinché la Vergine protegga la comunità.
Dopo una breve sosta in piazza del Miracolo il corteo rientra in Fasano attraversando Pezze di Greco. I celebri Cortei Storici delle città ospiti aprono il Corteo Storico de "La Scamiciata".
Precede il Corteo il banditore, che, con le parole poste sulla lapide del 1678 di via del Balì, ricorda la battaglia ed il valore dei fasanesi i quali con "l'aiuto possente dei Titolari della Terra" riuscirono, nonostante fossero stati colti di sorpresa ed impreparati alla difesa, a sconfiggere gli invasori, ed invita il popolo alle solenni celebrazioni per ricordare il valore dei Padri.
Segue la drammatizzazione della battaglia tra i fasanesi ed i turchi: la rabbia dei vinti e l'esultanza dei vincitori affascinano lo spettatore, che si vede coinvolto continuamente nella rappresentazione del dramma attraverso l'intero percorso del corteo.
II suono delle chiarine, il rullo dei tamburi, lo sventolio delle bandiere, sottolineano l'inizio della grande Festa: Fasano può rivivere il più importante momento di storia patria; orgogliosa, celebra la sua vittoria.
Sfilano lo stendardo dell'Universitas e la dama con le chiavi della Città, i dignitari, i rappresentanti famiglie nobili con i propri stemmi; ,
la bandiera del Baliaggio di Santo Stefano precede la carrozza del luogotenente Fra' Zurlo da Crema, accompagnato dal sindaco Pompeo Mignozza; la bandiera del Balì di Malta fra' Brancaccio precede la sua carrozza; segue il popolo in festa, interpretato da giovani fasanesi e gruppi folcloristici.
II capo dei turchi viene scortato da armigeri e precede gli "scamiciati", i fasanesi che vinsero la battaglia, i quali, gioendo del fortunato esito, tra canti e balli della tradizione pugliese e napoletana, circondano il carro che ricorda il trionfo, una grande barca su cui gli "scamiciati" issano i labari dei Santi Patroni: Nostra Signora di Pozzo Faceto, San Giovanni Battista, Santo Stefano Protomartire.