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Ritrovamenti di Punta Serrone

Museo Archeologico Provinciale "F.Ribezzo"
Ritrovamenti di Punta Serrone
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Sopraintendenza Archeologica della Puglia
Provincia di Brindisi
Assessorato al Muse

Dal Mare al Museo

Mappa di Punta del Serrone

 La Scoperta

E' la più grande scoperta archeologica dell'estate che muore, in Italia e, per quanto ne sappiamo, anche fuori d'Italia. Rivela antiche opere d'arte ammirevoli, se pur frammentarie, che riemergono dal fondo del mare... sono gli ormai celebri "Bronzi di Brindisi": così scriveva Sabatino Moscati il 10 ottobre del 1992 sulla rivista "Archeo".

  La scoperta, come è noto, si deve ad una occasionale immersione del Ten. Col. dei carabinieri Luigi Robusto e di quattro subacquei, A. e G. Scorrano, T. Sciurti, G. Tamburrano che, il 19 luglio del 1992, nello specchio d'acqua antistante il Lido del Carabiniere in località Punta del Serrone, due miglia a nord dell'imboccatura del porto di Brindisi, si imbatterono in un piede bronzeo a circa 400 metri dalla riva e a 16 metri di profondità.

Già nel 1972 un altro piede di bronzo era stato recuperato in quello stesso specchio di mare e consegnato al Museo Provinciale "F Ribezzo" di Brindisi che dal 1971 rappresenta un solido punto di riferimento per l'archeologia subacquea del territorio.

Nel 1980 l'area di rinvenimento del piede bronzeo, appartenente ad una statua panneggiata di dimensioni maggiori del vero, fu oggetto di una sistematica campagna di prospezioni archeologiche. Ma l'inclemenza del mare e la mancanza da parte degli scopritori, di coordinate precise rispetto alla terraferma, resero infruttuose le operazioni.

Nel 1992 la tempestività della segnalazione e l'affidabilità dei punti topografici subacquei, consentivano di verificare con specifica competenza la rilevanza della scoperta che, già dalle prime immersioni ufficiali dei tecnici dello STAS (Servizio Tecnico per l'Archeologia Subacquea) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si manifestava in tutta la sua portata storico-artistica e autorizzava la tempestiva programmazione da parte della Soprintendenza Archeologica della Puglia, di una immediata campagna di scavo, mentre l'intera area veniva posta sotto sorveglianza. Prontamente veniva richiesta la consulenza dell'Istituto Centrale per il Restauro relativamente ai primi interventi di conservazione, da effettuarsi presso il laboratorio di pronto intervento realizzato presso il Museo Provinciale di Brindisi.
 
Lo scavo

  Scavo subaqueo

   Lo scavo, diretto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, di intesa con lo STAS del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, fu affidato per la parte tecnica alla cooperativa Aquarius, coadiuvata dal GRAS (Gruppo Ricerche Archeologiche Subacquee> di Brindisi, con la costante collaborazione dell'Arma dei Carabinieri e della Provincia di Brindisi, che aveva messo a disposizione delle ricerche un mezzo nautico.

Le prospezioni subacquee effettuate dal 6 agosto al 2 settembre 1992 permisero di recuperare, in un'area di circa 300 mq., duecento frammenti bronzei di varia tipologia e dimensione che, con formale autorizzazione del Ministero, furono depositati presso il Museo Archeologico Provinciale "E. Ribezzo" di Brindisi. Contemporaneamente allo scavo presso il Museo Provinciale si allestì, ad opera dell'Istituto Centrale per il Restauro, un laboratorio di pronto intervento per il trattamento di desalinizzazione e di disidratazione dei materiali bronzei recuperati dal mare. Terminata la fase di pronto intervento e valutata la trasportabilità dei reperti bronzei, l'Istituto Centrale per il Restauro effettuò, già dal mese di novembre 1992, un programma di indagini archeometriche e di interventi conservativi sia presso i propri laboratori a Roma, sia nel laboratorio di restauro appositamente attrezzato dalla Provincia di Brindisi all'interno del Museo.

 

Diverso percorso avevano intanto seguito le due statue bronzee recuperate, il torso virile e la figura di un togato che, già al momento del recupero dal mare avvenuto il 2 settembre 1992, furono trasferite presso il Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana, nel quale erano stati restaurati, alcuni anni prima, i bronzi di Riace.

I materiali recuperati a Punta del Serrone, nella fattispecie sculture o porzioni di sculture in bronzo: parti anatomiche - teste, braccia, mani, piedi -, ma anche numerosi frammenti di panneggio, oltre alle due statue, dovevano sicuramente costituire il ricco carico di una imbarcazione.

 

Scorrendo il catalogo dei materiali recuperati ritroviamo:

due statue, di cui una raffigurante Lucio Emilio Paolo, il console romano che nel 168 a.C. trionfò nella guerra di Macedonia, e l'altra un civis romanus nelle vesti di togato; a queste si aggiungono due teste di personaggi con barba fluente, che riprendono il tipo figurativo del filosofo, databili fra il IV e il III sec. a.C.; due teste-ritratto di personaggi maschili di età imperiale romana, l'uno appartenente alla famiglia Giulio-Claudia dei primi decenni del I sec. d.C., e l'altra che presenta forti somiglianze con l'imperatore Caracalla; due immagini femminili di III-IV sec. d.C., oltre ad un'ala pertinente ad una statua di Vittoria, a numerosi frammenti di arti inferiori e superiori e a frammenti di panneggi.
Recupero Siamo quindi in presenza di un carico eterogeneo dal punto di vista cronologico, un carico di sculture smembrate già al momento dell'imbarco, come confermano le tracce di demolizione meglio evidenziate dalle operazioni di restauro. Ma anche un carico che doveva comprendere qualche statua pressoché intera, frammentatasi presumibilmente durante il viaggio.

 

E questo il caso della scultura raffigurante il console romano Lucio Emilio Paolo, ricomposta durante le operazioni di restauro da due pezzi: il torso e la testa, recuperati in due punti diversi dello scavo. Probabilmente, colta l'imbarcazione da una tempesta, la statua che faceva parte del carico, era caduta frammentandosi in più pezzi che erano rotolati in mare, in momenti diversi, arenandosi sui fondali. Un carico di pregio artistico intrinseco, anche se appare sempre più convincente l'ipotesi che doveva essere destinato a qualche fonderia per essere utilizzato per la fusione. Carico comunque rivelatosi troppo pesante per una imbarcazione che, nel suo viaggio a Nord di Brindisi, veniva sorpresa da un improvviso fortunale e, all'altezza del promontorio di Punta Penne, presumibilmente nel tentativo di trovare un riparo, sospinta dai forti marosi, perdeva in località Punta del Serrone parte del carico o verosimilmente, al contrario, se ne liberava in parte, per alleggerire il peso. In ogni caso, si ignora se l'imbarcazione abbia potuto proseguire indenne la sua navigazione.

 

Di certo, se naufragio c'è stato, questo non è avvenuto a Punta del Serrone. Nessun elemento recuperato nella campagna di scavo del 1992 è riconducibile all'imbarcazione che trasportava i bronzi. Lo stesso scandaglio, la piccola ancora in pietra, i frammenti di lamina in piombo, probabile rivestimento della chiglia, recuperati all'interno dell'area interessata dalle ricerche, non possono essere ricondotti con certezza all'imbarcazione che trasportava i bronzi.

 

Né le ricerche a largo raggio effettuate nel novembre 1992 dallo STAS, in collaborazione con l'Istituto Idrografico della Marina Militare, facevano registrare presenze riconducibili allo scafo o a porzioni di scafo.

 

Pertanto a tutt'oggi resiste l'ipotesi di un carico isolato, non riconducibile ad un relitto naufragato, anche se è da tener presente che i relitti adagiati sui fondali di media profondità, quale appunto quelli in cui si è operato a Punta del Serrone, sono soggetti alle azioni devastanti non solo del moto ondoso, ma anche della teredine che attacca in profondità il legno.

 

Allo stato attuale resta anche difficile stabilire con certezza l'epoca in cui sarebbe avvenuto il trasporto o il naufragio, ammesso che di questo si possa parlare; sicuramente non prima del III secolo d.C., epoca a cui si riferiscono i più recenti frammenti bronzei rinvenuti. Per quanto riguarda la provenienza del carico e quindi dell'imbarcazione, l'unica certezza è data dal fatto che sicuramente l'imbarcazione non proveniva da Brindisi. E' difficile credere, visto che il carico è stato rinvenuto subito fuori il porto di Brindisi, che una imbarcazione abbia potuto iniziare il suo viaggio in condizioni climatiche non favorevoli. E' più facile ipotizzare che l'imbarcazione, proveniente dalle più remote province dell'Impero, navigasse per risalire l'Adriatico e che, sorpresa da una tempesta, abbia trovato rifugio nel porto di Brindisi, non senza aver perso, durante il percorso, gran parte del suo carico.

 

Torso maschileIl restauro

  A scavo ultimato il torso maschile e la figura di togato furono trasferiti presso il laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana, mentre il resto dei frammenti bronzei, fra cui la testa maschile barbata, convenzionalmente detta del "Principe ellenistico", furono affidati all'Istituto Centrale per il Restauro di Roma.

Durante le operazioni di restauro si è evidenziata la corrispondenza delle linee di frattura fra la testa del "Principe" e il torso. Pertanto, dopo gli interventi di pulitura per via meccanica, lo svuotamento della scultura dalla terra di fusione e il consolidamento, si è provveduto a rimontare il torso con la testa del cosiddetto "Principe ellenistico" che, nel frattempo, era stato riconosciuto come ritratto del console Lucio Emilio Paolo.

 

 Recupero della statua di un personaggio togato

 Anche per la statua del personaggio togato i primi interventi si sono concentrati, come per tutti i reperti di provenienza marina, su una integrale desalinizzazione, collocando la statua in acqua demineralizzata. Si è proceduto quindi alla pulitura, alle integrazioni di alcune parti mancanti e al conseguente consolidamento per impedire, soprattutto, la corrosione ciclica del bronzo.

Le due statue

  Oggi, a restauro ultimato, la statua ritratto raffigurante Lucio Emilio Paolo, il console romano vincitore nel 168 a.C. della battaglia di Pidna in Macedonia, e la statua raffigurante il civis romanus nelle vesti di togato, vengono presentate insieme nel Museo Archeologico Provinciale "Francesco Ribezzo".

 Testa raffigurante Lucio Emilio Paolo

 Particolarmente opportuna ci è sembrata l'iniziativa di esporre nelle sale del Museo le due statue restaurate, in attesa che le ultime radiografie, da effettuare su tutti gli altri bronzi, restituiscano alla comunità brindisina l'intero carico di Punta del Serrone, che troverà la propria naturale e definitiva sistemazione nel Museo, là dove fu sottoposto ai primi interventi di conservazione e dove oggi sono tuttora in corso lavori di ristrutturazione di quegli spazi opportunamente progettati con impianti climatizzati.

 

 

 

  Le due statue restaurate

Referenze fotografiche:
Istituto centrale per il Restauro, Roma;
Laboratorio di restauro della Sopraintendenza Archeologica della Toscana;
G. Pennetta;
Fernando Zongoli.

 

 

Curiosità e tesori ritrovati

Museo Archeologico provinciale "F. Ribezzo"

Bellezza e seduzione

Oggetti per adornare i capelli

Ciò che avvince è l'eleganza: tenga la donna in ordine i capelli, in più modi si possono adornare; ogni donna scelga, davanti allo specchio, la pettinatura che maggiormente le dona. Un viso lungo vuole capelli divisi sulla fronte, con semplicità, un viso tondo capelli raccolti a nodo sopra il capo, con le orecchie scoperte. Molte donne ameranno la testa falsamente trascurata che, in realtà, richiede più cure di tutte.

«....Munditiis capirnur: non sint sine lege capilli... Nec genus ornatus unurn est: quod quamque decebit, elegat et speculum consulat ante suum. Longa probat facies capitis discrirnina puri... Exiguurn sum ma nodum sibi fronte relinqui, ut pateant aures, ora rotunda volunt. ...Et neclecta decet multas corna: saepe iacere hesternarn credas, i/la repexa modo est...».


Ovidio, Ars amatoria, III, 136-154

 

Giochi e giocattoli

giocattoli

Che i ragazzi giochino.., è segno di alacrità ma con moderazione... vi sono pure alcuni giochi utili per affinare l'intelligenza dei ragazzi... anche le abitudini e le tendenze si scoprono meglio durante il gioco.

«...Ludus in pueris est signurn alacritatis... Modus tamen sit remissionibus... sunt etiam nonnulli acuendis puerorurn ingeniis... Mores quoque se inter ludendum simplicius detegunt».

Quintiliano, Institutio Oratoria, 1, III, 10-13

 

a casa
Complementi d'arredo

museo-casa.jpg

La Domus è munita di ambienti di rappresentanza: alti vestiboli regali, atri e peristili amplissimi, giardini e portici di notevole ampiezza, lussuosi e imponenti; inoltre biblioteche e pinacoteche.

«... Vestibula regalia alta, atria et perystilia amplissima, silvae ambulationesque laxiores ad decorem maiestatis perfectae; praeterea bybliothecas, pinacothecas..».


Vitruvio, De Architectura, VI, 5

 

Il culto dei morti

museo-culto-morti.jpg

È proibito seppellire o bruciare i morti all'interno delle città... le donne non si graffino le guance, né cantino nenie lamentose durante il funerale; sono proibite la libagione troppo costosa, le grandi corone, gli incensieri; non si getti oro sul cadavere.

«.. .Horninern mortuurn, inquit lex in XII, in urbe ne sepelito neve uno...
Mulieres genas ne radunto neve lessum funeris ergo habento... ne surnptuosa respersio, ne longae coronae nec acernae... neve aunum addito...».


Cicerone, De Legibus, lI, 23, 58-60

 

Un tesoro ritrovato

Antiche chiavi

«...Nulla è più misterioso di una chiave antica di cui non si conosce ciò che abbia rinchiuso...».
R. Borali, Le antiche chiavi

 

 


 

 

Percorsi

Museo Archeologico Provinciale "F.Ribezzo"
I percorsi

Museo e portico
Museo Provinciale e porticato dell'Ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani
(coll. Nolasco)

Nel centro storico di Brindisi al n. 7 di piazza Duomo, attiguo all'antico porticato dell'Ospedale dei Cavalieri Gerosolimitani (sec. XII) è il Museo Archeologico Provinciale intitolato a Francesco Ribezzo, studioso di civiltà messapica.

epigrafe

Fig. 1 - Epigrafe


La sistemazione museale comprende reperti che dall'età preistorica giungono fino al tarda età romana. La complessità dei contenuti da comunicare e dei percorsi da seguire ha suggerito la realizzazione di strumenti visivi a supporto dei materiali esposti.

Lungo il percorso museale si incontrano pannelli caratterizzati dalla presenza di testi e supporti grafici tali da consentire la comprensione del contesto storico dei reperti esposti, in un racconto continuo scenograficamente comunicativo.

Il percorso di visita prende avvio nel porticato dove sono collocati scenograficamente materiali archeologici eterogenei: una serie di ceppi d'ancora in piombo, sculture, stele onorari municipali, sarcofagi e vari elementi architettonici dei quali è nota la provenienza, ma non il contesto. Di grande interesse sono i due capitelli figurati, testimonianze superstiti della abbazia benedettina di Sant'Andrea ubicata all'ingresso del porto estemo di Brindisi, sulle cui rovine Alfonso I d'Aragona fece costruire il Castello.

Al piano terra inizia l’esposizione con la Sezione Antiquaria dedicata alle " Collezioni ".

Statua loricata
Fig. 2 - Statua loricata

La presentazione dei reperti, in questo settore procede per classi di materiali: ceramica, manufatti in bronzo, terracotte votive e architettoniche, vetri, lucerne, monete.

Ogni opera ha un messaggio da comunicare; l’ausilio dei pannelli didattici, con informazioni sulle forme ceramiche, sull’uso e destinazione dei vari reperti, aiuta a meglio comprenderli.

Notevole è la collezione di ceramica che comprende vasi attici, vasi italioti, trozzelle vasi sovradipinti policromi, con esemplari realizzati a partire dal VI fino al III sec. a. C.


I vasi sono caratterizzati da sovradipinture in bianco, giallo e rosso su fondo a vernice nera. Lungo il percorso si segnalano manufatti in metallo - fibule, statuine, lucerne e lamine miniaturistiche con iscrizioni - vetri, monete e una ricca documentazione coroplastica: matrici, rilievi fittili, arule, antefisse, oscilla, dischi, terracotte votive stilisticamente inquadrabili fra la fine del VII e l’età ellenistica.

Vasi corinzi

Fig. 3 - Vasi corinzi

 

 

 

 

Vasi attici

Fig. 4 - Vasi attici

Trozzelle
fig. 5 - Trozzelle

 

Vasi apuli

Fig. 6 - Vasi apuli a figure rosse

Vasi stile Egnazia
Fig. 7 - Vasi stile di Egnazia

 

Balsamari e urne cinerarie II-III sec d.C.
Fig 8 - Balsamari e urne cinerarie II-III sec d.C.

Ricca è la raccolta di monete databili dall’età classica a quella medievale.

L’esposizione prosegue al piano sotterraneo dove è ospitata la Sezione epigrafica e statuaria che ha conservato inalterato l’allestimento della metà del Novecento.

La collezione epigrafica comprende iscrizioni greche, latine e alcune epigrafi ebraiche.

Ricca e significativa è la documentazione epigrafica in lingua latina che illustra il tessuto sociale, economico, culturale, nonché politico – amministrativo del municipio brindisino.

Antefisse
fig. 9 - Antefisse

Al centro della sala che ospita il lapidario, sono esposte le sculture di età romana, provenienti dalla città.

Sono presenti statue decorative di età repubblicana, statue iconiche e ritratti maschili e femminili di età imperiale. Si tratta per lo più di sculture funerarie e decorative pertinenti a monumenti pubblici e privati.

Ma il Museo, accanto alla tradizione collezionistica dell’Ottocento e dei primi del Novecento, ha recepito anche uno straordinario afflusso di materiali archeologici provenienti da scavi.

Pertanto, il percorso museale, attraverso uno scalone, prosegue al primo piano in cui sono collocate due sezioni dedicate rispettivamente alla Preistoria e alla Messapia.

La sezione dedicata alla preistoria raccoglie i risultati di varie campagne di scavo effettuate nella provincia di Brindisi. I reperti esposti,distribuiti a proporre aspetti diversi della vita e delle attività del territorio brindisino, sono facilitati nella lettura, dal riferimento al contesto storico- topografico riportato su pannelli che accolgono notizie relative ai vari ritrovamenti avvenuti in provincia di Brindisi. L’ingresso alla sezione messapica è scandito dalla presenza di una grande trozzella di destinazione funeraria.


Sequenza fabbricazione vasi nella preistoria

Fig. 10 - Fabbricazione di vasi nella preistoria

Moneta bronzea terzp - secondo secolo A.C.
Fig. 11- Moneta bronzea III-II sec. a.C.

 

L’itinerario di visita si sviluppa lungo un articolato percorso in cui le pareti sono trasformate in un racconto continuo che accompagna il visitatore alla scoperta dei Messapi, popolazione di antiche e nobili origini che abitò la penisola salentina a partire dall’ VIII sec. a. C. Le fonti letterarie, ma soprattutto le evidenze archeologiche ed epigrafiche documentano la presenza nel brindisino di numerosi insediamenti messapici, ubicati sia nell’entroterra, che lungo la costa: Egnazia, Carovigno, Ceglie, Oria, Francavilla Fontana, Mesagne, Latiano, S.Vito dei Normanni, Valesio.

All’interno di ampie vetrine sono esposti corredi tombali acquisiti attraverso scavi, donazioni, sequestri.

Il percorso espositivo continua al piano superiore che ospita in quattro sale la sezione dedicata a Brindisi in età romana, suddivisa in area urbana e in area necropolare. Nelle prime tre sale sono raccolte le testimonianze della città romana: capitelli, sculture, epigrafi, mosaici, monete provenienti in gran parte da edifici pubblici e privati. L’ingresso alla sezione romana è segnato da due capitelli di ordine corinzio figurato rinvenuti in piazza Duomo e facenti parte di un sacello dedicato a Dioniso.

Scavi a Punta Serrone


Nella stessa sala sono esposti i materiali rinvenuti nel corso di scavi effettuati nel 1986 a Brindisi in via Santa Chiara, in prossimità del porto; trattasi di reperti che attestano la preminenza delle attività portuali nei rapporti commerciali con l’Oriente.

Se l’area del porto si identificava con i commerci, il centro politico della città romana si identificava con il foro, ricco di arredi scultorei, confluiti poi nel Museo.

Una passerella che riproduce graficamente un importante tracciato stradale, identificabile, con il percorso urbano della via Appia, conduce idealmente il visitatore dal foro all’area delle domus, da identificare, presumibilmente, sulla scorta dell’attuale documentazione archeologica, con l’insula di San Pietro degli Schiavoni.

Lungo il percorso sono esposti pavimenti a mosaico, stucchi e intonaci dipinti ma anche elementi di arredo domestico: oscilla, grandi dischi marmorei e fittili, elementi tubolari in osso che servivano da cerniere per armadi lignei, nonché chiavi in bronzo e in ferro, di porte, ma anche di scrigni " nulla è più misterioso di una chiave antica di cui non si conosce ciò che abbia racchiuso…"

Il passaggio dall’abitato alla necropoli è scandito dalla raccolta di monete rinvenute sia in contesti funerari, che in prossimità di quartieri abitativi e di aree monumentali e termali.

Numerosi sono gli esemplari della zecca di Brundisium databili tra la fine del III e il II sec. a. C.

Una serie di pannelli esplicativi e un grande plastico ricostruttivo della necropoli di Cappuccini, introducono il visitatore al regno dei morti ed ai suoi rituali funerari. E’ possibile avere una idea della vita quotidiana, grazie anche agli oggetti che si sceglieva di porre sulla tomba: vasi per derrate alimentari , vasi da banchetto , fibule, monili, cinturoni in bronzo, contenitori da toelette oggetti oggi riproposti in ampie vetrine.

Il percorso espositivo ha termine con la sezione dedicata alla archeologia subacquea e ai Bronzi di Punta del Serrone.

E’ senza dubbio un itinerario suggestivo quello che si snoda attraverso quattro sale del Museo. Con la guida di vasellame, di sculture, di anfore, di ceppi d’ancora in piombo, di ancore in pietra si ripercorrono le vicende storiche che hanno visto impegnati il porto di Brindisi e gli approdi minori a Savelletri, a Giancola, cercando di coglierne, attraverso un ricco apparato didattico, le connessioni che la civiltà pugliese, nella fattispecie brindisina, ha intessuto con il mondo balcanico, la Grecia e l’Egeo orientale.

Lungo l’itinerario non mancano " effetti sorpresa": un grande acquario marino che ripropone uno spaccato di fondale brindisino e la ricostruzione in scala di una prua di nave onoraria con anfore in situ.

Statua di Lucio Paolo Emilio

Fig. 12 - Statua raffigurante Lucio Emilio Paolo









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Museo Archeologico Provinciale "F.Ribezzo" - Brindisi

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MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE "F. RIBEZZO"
Il Museo Archeologico “Francesco Ribezzo” fa parte del Polo Biblio-Museale di Brindisi, gestito dalla Regione Puglia

Museo, porticoIntitolato a Francesco Ribezzo, archeologo e glottologo illustre (1875-1952) dispone di numerosi e ampi locali in piazza Duomo 7 e offre ai visitatori ben sei sezioni:

- l'epigrafica, con iscrizioni in latino, ebraico e greco
- la statuaria, con le splendide statue romane rinvenute nel centro storico di Brindisi
- l'"antiquarium", con le due sezioni comprendenti le collezioni Civica-De Leo e Marzano-Gorga (vasi àpuli e àttici, trozzelle, monete, ecc.)
- la preistorica, con i materiali di scavo rinvenuti nel territorio della provincia

- la numismatica, comprendente monete di età classica, medioevale e moderna
- i "bronzi di Punta del Serrone", con le due statue restaurate del console Lucio Emilio Paolo e del civis romanus nelle vesti di togato, teste-ritratti, immagini femminili e gli altri bronzi rinvenuti in occasione degli scavi subacquei dell'estate 1992.

 

P. Duomo - BRINDISI
 
Tel. 0831 544 257
      0831 544 258

ORARI APERTURA
Mattina:
da lunedì a venerdì: 7,30-19,30

 



Istituito nel 1884 nella sede comunale del tempio di San Giovanni -al Sepolcro per volontà di Giovanni Tarantini, il Museo Archeologico di Brindisi raccolse inizialmente le donazioni di alcuni collezionisti locali e i materiali rinvenuti in scavi cittadini. Il Museo assunse ben presto il ruolo di centro culturale della città grazie all'attività di un gruppo di giovani intellettuali la cosiddetta "Brigata degli amatori d'arte" guidati da Pasquale Camassa, che dal 1911 ricoprì l'incarico di direttore onorario del museo. Già ai primi del Novecento tuttavia, il tempio di S. Giovanni al Sepolcro risulta insufficiente a contenere i numerosi reperti restituiti dagli scavi e si avvertì la necessità di progettare un edificio più adeguato. Nel 1934 l'Amministrazione Provinciale di Brindisi formula alla Soprintendenza la proposta di costruire una nuova sede del Museo sul suolo ricavato dall'abbattimento delle abitazioni che insistevano intorno al tempio di S. Giovanni al Sepolcro. Contestualmente progettò in piazza Duomo, sul suolo del fatiscente Ospedale civile, la costruzione del Palazzo della cultura destinato ad ospitare la Biblioteca Provinciale e il Provveditorato agli Studi. Durante i lavori di sbancamento dell'area, vennero rinvenute notevoli testimonianze archeologiche che furono documentate dall'avvocato Gabriele Marzano, ispettore onorario del Ministero della Pubblica Istruzione, al quale va il merito di aver proposto nel 1952 l'istituzione del Museo Archeologico Provinciale in una ala dell'edificio in costruzione. Nel 1954, conclusi i lavori, lo stesso Marzano venne nominato direttore onorario del Museo, incarico che detenne fino al 1980.

IL MUSEO, LA CITTA, IL TERRITORIO

Le vicende che hanno caratterizzato la formazione del Museo sono state necessariamente legate alle ricerche ed agli studi che, dall'inizio del secolo scorso ad oggi hanno interessato la città di Brindisi e il suo territorio. La raccolta archeologica ha conosciuto, soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta, uno straordinario incremento grazie agli scavi sistematici che hanno portato alla progressiva scoperta sia dell'insula romana di San Pietro degli Schiavoni, della domus di San Giovanni al Sepolcro, delle necropoli di via Cappuccini, che di fastosi elementi architettonici, vasellame, monete e sculture entrati a far parte del patrimonio del museo. L’ambizione del Museo e stata pertanto, sin dall'inizio, quella di identificarsi con la città e il suo territorio, promuovendo attività culturali e, allo stesso tempo, fungendo da sensibile termometro per misurare il grado di sensibilità e di cultura della città. Dal 1971 di intesa con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, il Museo grazie all'intuito della dr.ssa Benita Sciarra ha rivolto il suo interesse alla ricerca archeologica subacquea. So no state, pertanto, effettuate prospezioni archeologiche subacquee lunge il litorale brindisino, da Egnazia a Torre San Gennaro operazioni che hanno restituito copioso materiale archeologico: ceramica, ceppi d'ancora in piombo, ancore in pietra, manufatti in bronzo.

Agli inizi degli anni Ottanta lo spostamento in altre sedi della Biblioteca Provinciale e del Provveditorato agli Studi ha reso possibile l'attuazione di un progetto di ampliamento e di un nuovo allestimento delle sale espositive, rispondendo all'esigenza di esporre i reperti della collezione Marzano acquistata dagli eredi nel 1988 e i numerosi reperti venuti dal mare.

II patrimonio del museo si era pertanto arricchito notevolmente; mutato era anche l’approccio dell'utente con tale patrimonio, soprattutto a seguito della scoperta dei Bronzi di Punta del Serrone nell' estate del 1992.

Se questa e la molla che fa da volano per far conoscere il Museo di Brindisi oltre i confini nazionali, al tempo stesso è maturata la consapevolezza che un museo di nuova impostazione, non può limitarsi alla conservazione ed alla tutela del patrimonio artistico , ma deve acquisire il ruolo di centro di comunicazione sociale. Pertanto, ci si e spinti oltre la specifica competenza settoriale per fare di questo Museo un contenitore anche di nuove e diverse espressioni dell'arte e della cultura, attraverso il collegamento con altri soggetti presenti sui territorio. Il Museo si rivolge così all'utente affinando le proposte culturali. Per la scelta degli interlocutori, si e tenuto conto di tre categorie di soggetti: il mondo della scuola, i fruitori legati al tempo libero e alla terza età, i giovani e il pubblico in genere. Al fine di effettuare una integrazione fra scuola, Museo e territorio e per convincere i bambini che al Museo si può ridere, giocare e al tempo stesso imparare, e nato il progetto "II Museo

a misura di ragazzo" che si propone di formare miniguide in occasione della Settimana Nazionale della Cultura. Sempre al pianeta scuola, a partire dal 2001, sono stati indirizzati gli Stages di Ceramica. La stessa attenzione è stata riservata ai giovani laureati, per i quali, in collaborazione con Associazioni culturali, sono stati effettuati corsi di aggiornamento, mentre, per venire incontro alle esigenze di formazione specialistica da parte dei giovani del territorio, sono stati organizzati due corsi di formazione parauniversitaria. A queste attività hanno fatto da supporto i grandi eventi espositivi organizzati in collaborazione con gli organi periferici del Ministero, l'Università e i privati.

Nel 2009 il Museo riapre al pubblico in una veste museografica e museologica nuova, con un percorso museale innovativo che propone prospettive di lettura storica e modi di esposizione più moderni e accattivanti. Obiettivo fondamentale dell'intervento museografico è stato quello della piena reversibilità dell'allestimento, permettendo di intervenire con eventuali modifiche e nuove proposte, a seguito del proseguo degli scavi e degli studi archeologici.

 

 

 

Musei

 

Musei

 

 

  • Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo" - Brindisi
    piazza Duomo - Brindisi - Tel. 0831.544257 / 0831.544258

  • Museo Multimediale Comunale Salvatore Faldetta
    Viale Regina Margherita, 11-12 - Tel. 0831 583865 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Museo Archeologico Nazionale di Egnazia - Fasano
    via degli Scavi, 87 -fraz. Salvelletri - Fasano (Brindisi)- Tel. 080.4829056
  • Museo dell'olio d'oliva - Fasano
    Masseria S. Angelo dè Grecis -Fasano (Brindisi) - privato - Tel. 080.4413471
  • Pinacoteca "Emilio Notte" - Ceglie Messapica
    Palazzo "Allegretti" - via Paolo Chirulli, 2 - Ceglie Messapica (Br) - Tel. 0831 376123 - ingresso gratuito

  • Museo del sottosuolo - Latiano
    Palazzo di Cristallo - via S. Margherita, 91 - Tel. 368 399 2360 - 347 796 6322
  • Museo delle arti e delle tradizioni - Latiano
    via Verdi, 10 - sede staccata per le ceramiche:via S. Margherita -Latiano (Brindisi)
    ingresso gratuito - Tel. (pro-loco) 0831.724431

  • Museo archeologico "U. Granafei" - Mesagne
    via Castello, 5 - Mesagne (Brindisi) -ingresso gratuito

  • Centro di documentazione messapica - Oria
    via F. Russo -Oria (Brindisi) - ingresso gratuito -Tel. 0831.845703
  • Collezione "Martini Carissimo" - Oria
    Castello Svevo - via Castello -Oria (Brindisi) -proprietà privata
    Tel. 0831.840009 (Coop. Nuova Hyria)


  • Museo archeologico "F. Milizia" - Oria
    Santuario di S. Cosimo alla Macchia

    via del Santuario - Oria
    (Brindisi) - ingresso gratuito
    Tel. (Comune) 0831.845044


  • Museo didattico zoologico - Oria
    Palazzo Comunale - via Epitaffio -Oria (Brindisi) -Tel. 0831.896942
  • Raccolta Kalefati - Oria
    p.zza Cattedrale, 2 -Oria (Brindisi) - ingresso gratuito
    Tel. (Curia) 0831.845093


  • Museo delle civiltà preclassiche della Murgia meridionale - Ostuni
    via Cattedrale Monacelle, 15  -Ostuni (Brindisi) -Tel. 0831.336383

  • MUSEO CIVILTÀ RURALE - San Vito dei Normanni (BR)
    Via Mazzini - Ingresso gratuito
    347 4934443 (Cooperativa PAIDEIA)
    0831 951368 (Biblioteca Comunale 'Giovanni XXIII')