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Firmata la Convenzione tra Provincia e Direzione della Casa Circondaria di Brindisi per permettere ai detenuti attività di volontariato alternativa al carcere presso l'Amministrazione Provinciale di Brindisi.

Stamane, alla presenza del Sub Commissario Prefettizio Vicario, dottor Pietro Massone e della direttrice del Carcere di Brindisi, la dottoressa Anna Maria Dello Preite, è stata firmata la convenzione tra l’Amministrazione Provinciale e la Direzione della Casa Circondariale di Brindisi per permettere, ad alcuni detenuti, di poter svolgere attività di volontariato, a titolo gratuito, presso Amministrazioni pubbliche e del privato sociale nell’ambito di progetti di pubblica utilità in favore della collettività.

La convenzione è stata redatta tra le Politiche Sociali, Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili della Provincia di Brindisi e la Direzione della Casa Circondariale del capoluogo e permetterà ad alcuni detenuti di poter effettuare dei lavori al di fuori del carcere in applicazione della legge 94 del 9 agosto scorso. In questa fase, a beneficiare del provvedimento, sarà un giovane ospite della Casa Circondariale di Brindisi al suo primo ingresso in carcere per reati minori e verrà impiegato, per la durata di sei mesi, nel compito di giardiniere presso il Museo Provinciale Ribezzi di Brindisi.

Il dottor Massone, nel corso dell’incontro con la stampa, ha sottolineato la validità di questo programma che offre l’opportunità ad un giovane detenuto di confrontarsi con una realtà esterna al carcere rendendo possibile, tra l’altro, l’applicazione di un principio costituzionale importante che è quello della funzione rieducativa della punizione. La Direttrice del Carcere ha anche ricordato che l’offerta della Provincia di Brindisi di permettere ad un giovane ospite del carcere di Brindisi di offrire volontariamente il proprio lavoro è un’occasione importante anche sotto il profilo della qualificazione professionale per chi vi accede in un momento, tra l’altro, dove è difficile per chiunque riuscire a trovare un lavoro e lo è ancora di più per una persona detenuta in carcere. “E’ un modo – ha sottolineato la dottoressa Dello Preite – per chi usufruisce di questa possibilità di poter anche restituire alla società qualcosa di positivo rispetto al danno che può aver provocato chi ha eventualmente commesso un reato”.

 Convenzione (.pdf)

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