Filia Solis Logo

Azioni

1) Attivazione di un linea telefonica dedicata

Il progetto ha attivato  una linea telefonica dedicata, afferente al numero verde 800 577 333, con la finalità di facilitare l’accesso al colloquio individuale. La linea telefonica è attiva 24 ore su 24 e consente agli utenti di esprimere le proprie richieste in qualunque momento della giornata conferendo direttamente con un operatore o incidendo un messaggio sulla segreteria telefonica.

La consulenza telefonica è rivolta agli uomini che desiderano capire se stanno mettendo in atto comportamenti di violenza domestica o maltrattamenti contro donne e minori; uomini che agiscono con violenza o che manifestano problemi di gestione dell’impulso aggressivo; uomini che hanno subito abusi in età infantile o adolescenziale; nonché a persone vicine agli autori di comportamenti violenti che desiderano ricevere informazioni per aiutarli a prendere consapevolezza del loro problema.

 

2) Attività prima accoglienza e orientamento

L’attività di prima accoglienza e orientamento si realizza successivamente alla consulenza telefonica. L’utente viene messo nelle migliori condizioni ambientali per affrontare un colloquio riservato. In questo senso l’accoglienza ha a che fare, oltre che con la dimensione della preparazione professionale del personale, anche con la dimensione organizzativa di spazi e tempi e, pertanto, non viene trascurato alcun particolare che possa contribuire a mettere a proprio agio l’utente.

 

3) Attività di presa in carico

Si articola nell’offerta di percorsi di sostegno psicologico individuale, rivolti agli uomini (o minori) violenti, finalizzati a sviluppare maggiore comprensione del proprio comportamento violento, alla luce della propria storia personale o dei modelli familiari; a restituire una maggiore responsabilità rispetto al proprio comportamento violento; ad analizzare i meccanismi emotivi che conducono alla violenza; ad imparare a gestire situazioni conflittuali.

Il percorso si snoda in fasi incentrate sui seguenti focus:

   Focus sulla violenza

Il colloquio clinico si snoda nell'individuazione degli episodi di violenza e nella loro ricostruzione.

Un preciso lavoro di ricostruzione rende l'uomo consapevole della violenza attuata e dei meccanismi difensivi che mette in atto per negarla o minimizzarla. Questa prima fase si caratterizza quindi come un lavoro contro l'invisibilità, caratteristica fondamentale della violenza di genere.

   Focus sulla responsabilità

Si focalizza sul concetto di responsabilità e sull'obiettivo di fare proprio questo tipo di atteggiamento. Questo obiettivo si persegue analizzando ulteriormente le situazioni di violenza, scomponendole in sequenze dettagliate con l'identificazione delle fasi antecedenti alla scelta del comportamento violento e alla constatazione dell'intenzionalità della violenza.

Vengono utilizzate alcune tecniche per migliorare le capacità di affrontare situazioni emotivamente difficili senza dovere ricorrere alla violenza: dall'allenamento alla comunicazione, all'espressione di stati emotivi, alla migliore gestione delle situazioni conflittuali.

   Focus sulla storia personale del paziente

Il percorso più avanti si rivolge verso la comprensione delle radici remote degli atti di violenza: qual è stato il ruolo delle esperienze infantili, dell'educazione e della cultura di riferimento. L'obiettivo è condividere un'interpretazione attraverso un lavoro sulle connessioni tra la storia personale e l'uso attuale della violenza. Di solito si approfondiscono di più queste due aree: le esperienze traumatiche di violenza subita o assistita durante l'infanzia o l'adolescenza e l'influenza della cultura di origine in relazione al ruolo maschile e femminile.

   Focus sugli effetti e le conseguenze della violenza

Attraverso le fasi precedenti l’utente è capace di riconoscere che la violenza dipende da se stesso, dalle proprie attitudini, dalla propria percezione di sé e della compagna e dai fattori sociali e culturali che lo influenzano. Viene posta particolare attenzione agli effetti e alle conseguenze della violenza attraverso il riconoscimento e la capacità di percepire la paura e il dolore altrui. In questa quarta fase il percorso si articola essenzialmente nel considerare la violenza dal punto di vista della vittima, nell'incrementare la capacità di decentramento dell'uomo da sé per andare verso la donna e i figli.

   Condizioni per la conclusione del trattamento

Il percorso di trattamento si considera concluso quando si raggiungono questi tre elementi:

- l'assenza di comportamenti violenti stabile nel tempo

- la consapevolezza delle motivazioni alla base della violenza

- attuazione di azioni riparative rispetto alle conseguenze della violenza.

- Valutazione fattori di rischio e protezione di donne e minori

Nel corso delle diverse fasi del trattamento saranno identificati i comportamenti ad alto rischio di violenza, in modo da avviare misure adeguate a garantire la sicurezza delle donne e degli eventuali minori coinvolti, nonché conseguire opportune informazioni per avviare trattamenti specifici.

 

4) Attività gruppali

Dalla parte del lupo prevede la strutturazione di attività di gruppo, finalizzate a condividere le difficoltà legate alla gestione delle emozioni, dell’aggressività, dei comportamenti violenti destinate ad uomini che si rendono conto di mettere in atto comportamenti violenti e non riescono a interromperli.

Il gruppo diventa uno spazio sicuro per sviluppare legami personali e consentire agli uomini di parlare di una esperienza fino a quel momento vissuta solo come personale. La costituzione del gruppo avviene a cura di un facilitatore e a seguito di un percorso di colloqui finalizzati a valutare la motivazione, ma anche le risorse di ciascun soggetto a partecipare all’iniziativa.

Gli uomini che partecipano a questi percorsi hanno la possibilità di condividere la loro esperienza; sviluppare maggiore comprensione del proprio comportamento; analizzare le caratteristiche del ciclo della violenza;  allenarsi a riconoscere l’emozione della rabbia evitandone le conseguenze più dannose; potenziare le risorse individuali alternative alla violenza.

 

5) Gruppi di mutuo aiuto sul problema della violenza

Il progetto realizza anche gruppi di mutuo aiuto per uomini con problematiche inerenti alla violenza e uomini che si interrogano sulla violenza alla luce di questioni relazionali del proprio genere.

 

6) Percorsi sull’abuso

La problematica dell’abuso si rivela importante e merita una attenzione maggiore in considerazione delle sue conseguenze, anche in assenza d’una vera e propria violenza sessuale.

Quasi tutte le persone che sono state traumatizzate (e l’abuso è un grosso trauma), per sopravvivere, sviluppano delle difese molto rigide. Ma queste difese, che sono funzionali nell’infanzia, nell’età adulta possono creare dei grossi problemi.

Inoltre un’infanzia e un’adolescenza difficili possono lasciare come retaggio una serie di convinzioni estremamente negative su se stessi, la vita e le altre persone in generale. Una conseguenza è che le persone che sono state maltrattate in giovane età, una volta adulte tenderanno a maltrattare se stesse in vari modi.

Altre persone, che sono state maltrattate da piccole, tendono ad aspettarsi il rifiuto e la critica da parte degli altri, e per reazione, attaccano per primi. Nei casi peggiori, la persona che è stata abusata da piccola, rivolgerà la rabbia che prova per l’abuso subito verso la gente che la circonda. Il circolo della violenza si compie: l’abusato diventa a sua volta abusante.

Alla luce di tanto, l’intervento in favore di soggetti abusati si articola in colloqui individuali o percorsi gruppali finalizzati a:

individuazione delle emozioni connesse all’esperienza di abuso

elaborazione del vissuto di impotenza e/o di colpa

rafforzamento dell’autostima

implementazione delle esperienze relazionali positive

In presenza di importante sintomatologia di Disturbo post traumatico da stress, saranno attivati percorsi integrati con i Servizi territoriali di Salute Mentale.

 

7) “Relazioni messe a nudo”

"Io penso che noi dobbiamo dedicare il nostro tempo e i nostri sforzi ad elaborare teorie sul cambiamento piuttosto che teorie sui motivi per i quali le persone si comportano in un certo modo" Jay Haley

Sulla base della citazione il progetto prevede la strutturazione di attività innovative coerenti con uno sguardo prismatico al fenomeno della violenza.

Le attività si articolano in moduli:

Osservazione e valutazione delle dinamiche relazionali familiari alla base dell’agito/condotta violenta

Sulla base dell’assunto che i dati derivanti dalle osservazioni sulla famiglia consentono di comprenderne lo sviluppo e il funzionamento e di identificare modelli familiari in grado di differenziare, con una certa attendibilità, le famiglie patologiche da quelle non patologiche, il progetto intende realizzare questa prestazione attraverso la individuazione di sistemi di codifica per l’osservazione delle relazioni familiari all’interno delle quali si sviluppa l’agito/condotta violenta. L’impianto epistemologico è di natura sistemica. La qual cosa induce a ritenere che esiste una relazione circolare tra comportamento dell’autore del reato e vittima del reato stesso. Si rivela, così, importante osservare le dinamiche tra questi soggetti interagenti, ma anche tra essi e gli altri componenti il sistema familiare. Tale osservazione sarà condotta in rete tra i partners della rete antiviolenza LA.R.A allo scopo di rilevare caratteristiche del funzionamento della famiglia come insieme, individuare il significato relazionale della condotta violenta, orientare verso gli interventi socio assistenziali e/o psicoterapeutici più idonei alla risoluzione del problema.

 

8) Percorso informativo-formativo

Saranno attivati percorsi di formazione, aggiornamento e sensibilizzazione destinati agli stakeholder del territorio, a partire dalla rilevazione dei fabbisogni formativi.

Il Focus formativo proverà a sviluppare la riflessione sul tema: “Se la famiglia è il luogo dove la violenza si rivela, può la famiglia essere il luogo del cambiamento che esita oltre la violenza?”

La questione si rivela di fondamentale importanza tutte le volte che si deve fare i conti con la parziale inutilità degli interventi di protezione messi in campo in favore di donne che, superato il momento emergenziale, decidono di tornare all'interno della condizione di violenza. Questa oscillazione, apparentemente inspiegabile, delle vittime dal pericolo per la propria vita verso la sicurezza e poi di ritorno verso il proprio carnefice, ci motiva ad un nuovo campo di osservazione e ad un'ulteriore coerente domanda: “Può questo comportamento oscillante sostenere il comportamento violento?” E ancora: “Quali sono i meccanismi che sostengono la relazione vittima-carnefice in maniera tale da perpetuarsi nel tempo fino a raggiungere livelli di inusitata ferocia?” Nel corso delle attività formative i partecipanti verranno coinvolti a livello teorico all’interno dei focus group; a livello pratico- esperienziale nei role playing.

 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo