Il teatro comunale "G. Verdi" di Brindisi

 Teatro comunale

 Il primo teatro

Il primo teatro comunale intitolato a Giuseppe Verdi sorgeva sul corso Umberto, angolo con piazza Cairoli, e confinava con le vie Mazzini e Masaniello. Copriva una superficie di 1300 mq e l'intero suolo, nelle linee di confine, era di 2100 mq. La sua costruzione richiese nove anni, dal marzo 1892 al marzo 1901. Il progetto originario dell'ing. Achille Sfondrini di Milano, per un costo di 257.000 lire, fu notevolmente rivisto e modificato, in corso d'opera, dall'ing. Corrado Pergolesi di Ancona; e nella fase di completamento dagli ingegneri brindisini Antonio Rubini, Luigi D'Ippolito e Lorenzo Calabrese.

Piazza Cairoli e il vecchio teatro Verdi, foto d'epoca. 

 L'intenzione era quella di intitolarlo a Dante (gli affreschi interni della cupola rappresentavano episodi della Divina Commedia); lo studioso di storia locale Baldassarre Terribile propose di dargli il nome del grande musicista di San Vito dei Normanni Leonardo Leo (1694-1744); prevalse l'opinione del giornalista Edoardo Pedio di intitolarlo a Giuseppe Verdi, appena scomparso (febbraio 1901).

Il primo spettacolo - un concerto di musiche di Verdi - fu tenuto il 24 marzo 1901, proprio per commemorare il grande musicista di Busseto; l'inaugurazione della prima stagione lirica avvenne invece il 17 ottobre 1903, con la rappresentazione della "Traviata". Pur essendo un teatro lirico, il "Verdi" ha ospitato nella sua breve vita (55 anni), in prevalenza spettacoli diversi dalle opere liriche: cinema, prosa, varietà, operette, conferenze, comizi, adunanze, fiere, oltre a feste e veglioni. In effetti, le uniche stagioni liriche che hanno lasciato un ricordo degno di nota sono state quelle dell'inaugurazione (1903-04) e dei festeggiamenti per l'elevazione di Brindisi a capoluogo della provincia (1926-27).

Il teatro "Verdi" fu danneggiato durante l'ultima guerra mondiale da bombe esplose nelle vicinanze, e più volte riparato tra il 1949 e il 1951. Il 19 aprile 1951 l'ingegnere capo del Comune Ugo d'Alonzo propose di demolirlo e ricostruirlo altrove; il 21 luglio dello stesso anno una commissione di cui facevano parte tecnici del Genio Civile, della Provincia e dell'Ordine degli Ingegneri confermò che il "Verdi" non rispondeva più alle esigenze per le quali era stato costruito, che non era un monumento degno di essere conservato, e che l'area di grande valore in cui si trovava poteva essere meglio utilizzata. La struttura continuò comunque a funzionare come cinema, finché il 23 agosto 1956 la Prefettura ne dispose la chiusura.

Nel 1959 il Commissario Straordinario al Comune ordinò la demolizione del "Verdi" (che fu eseguita dal febbraio all'aprile 1960), suscitando il vivo rammarico di quei cittadini che, sensibili ai pregi artistici e storici del teatro, ne auspicavano il restauro e la conservazione. Solo qualche anno prima, nel febbraio 1956, era stato demolito in piazza Sedile un altro "monumento" cui i brindisini erano particolarmente affezionati: la barocca Torre dell'Orologio, simbolo dell'orgoglio comunale e uno dei luoghi privilegiati delle memorie cittadine.

 

Il nuovo teatro

 Nuovo Teatro

 Nel 1965, la Giunta municipale appena insediatasi propose al Consiglio di realizzare, sull'area di risulta del teatro, un "complesso edilizio costituito da un edificio a carattere commerciale o rappresentativo e da un cinema-teatro per 1100-1200 posti a strutture indipendenti ma con linee architettoniche unitarie". Solo il cinema-teatro sarebbe stato di proprietà comunale; il resto del complesso sarebbe rimasto di proprietà dell'impresa aggiudicataria, a compenso dei lavori dell'intera costruzione.

Il 28 febbraio 1966 l'impresa CISET di Brindisi propose al Comune, in cambio dell'area resa libera dal "Verdi", la costruzione di un teatro-cinema da 1600-1700 posti nel rione di San Pietro degli Schiavoni, in cui era stata appena riportata alla luce - a seguito dell'abbattimento di abitazioni fatiscenti - un'interessantissima insula della Brindisi romana, cancellata dopo il terremoto del 3 dicembre 1456 e il rifacimento del rione da parte degli immigrati schiavoni, albanesi e greci: un tratto di cardine lungo 55 metri con resti di edifici e pavimenti musivi. Su quest'area si era pensato inizialmente di costruire il nuovo Palazzo di Giustizia, che aveva allora sede nel vicino palazzo Granafei-Nervegna (metà del sec. XVI).

L'impresa CISET presentò in quell'occasione un originale progetto dell'architetto romano Enrico Nespega: un'imponente struttura d'acciaio sospesa sugli scavi archeologici, che sarebbero stati così preservati ed esposti, senza ostacoli dovuti agli elementi portanti dell'edificio da costruire, alla vista dei cittadini e dei forestieri. Come avrebbe detto in seguito il Soprintendente ai Beni Archeologici dell'epoca, il prof. Stazio, "invece di portare i reperti in un museo, si è edificato un luogo di cultura sopra i reperti". Lo stesso architetto Nespega, che ha operato molto in tutta la provincia, è autore tra l'altro del Piano Regolatore Generale di Brindisi e del Piano Particolareggiato del Rione di San Pietro degli Schiavoni (dove sono in corso i lavori di ripristino e di riutilizzo dei locali, adibiti ad abitazioni e a varie attività, per la riqualificazione di tutta l'area circostante il nuovo teatro).

Nuovo Teatro 

  La proposta fu accolta e il secondo teatro "Verdi", concepito secondo criteri di polivalenza, con particolare riguardo ai congressi per merito dell'impianto di traduzioni simultanee, è - dopo 36 anni dall'idea che ha generato il progetto esecutivo - una splendida realtà (sintesi straordinaria di oltre duemila anni di storia brindisina), pronta a cominciare la sua vita al servizio non solo della cultura cittadina, ma anche della crescita civile e del progresso economico e sociale dell'intera provincia.

 

Scorcio porto di Brindisi

 

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