Oria

 Dal volume "Viaggio in Terra di Brindisi" di Angela Marinazzo

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Castello di Oria
Castello di Oria - Foto coll. Mogavero-Pennetta


 Il territorio di Oria era già abitato nel neolitico (VIII-IV millennio a. C.), in particolare tra le masserie Laurito e S. Anna. Per Erodoto (storico greco nato nel 490 a. C.) la città di Hyria, posta poco più a Nord dell'attuale centro urbano, nell'area compresa tra Gallana, S. Cecilia, La Pigna, Campo Adriano, Sciersi e S. Andrea, fu fondata dai Cretesi di Minosse spinti sulle nostre coste da una tempesta, al ritorno da una spedizione militare in Sicilia. Ad essi seguirono i Micenei, in una delle loro periodiche frequentazioni delle nostre coste. Per Strabone (geografo e storico greco nato nel 63 a. C. ca.) il centro, diventato nel frattempo Uria, fu al tempo dei Messapi (VII-III sec. a. C.) un'importante città-Stato, sede di una reggia (ubicata dov'è ora il palazzo vescovile) che Strabone affermò di aver visto, con il diritto di battere moneta e imporne la circolazione alle altre città.

La sua lunga storia, con la fondazione che potrebbe essere avvenuta tra il XVIII e il XV sec. a. C., è documentata dal gran numero di necropoli rinvenute, che continuano a restituire moltissimo materiale archeologico (in parte custodito nel Museo Nazionale di Taranto), risalenti sia al periodo ellenico che a quello messapico. Lo stesso sottosuolo dell'attuale centro urbano è interessato da numerose necropoli, che coprono un vasto periodo, dal X-IX sec. a. C. al III sec. d. C. Tra l'altro, nella città è stato ritrovato un grande invaso artificiale, di epoca messapica, per la raccolta dell'acqua ad usi potabili.

La campagna oritana fu pure apprezzata, per la sua fertilità, dai Romani, che costruirono numerose villa rustiche, e dichiararono Oria prima municipio e poi città federata. Vi fecero passare la più importante delle loro strade, la via Appia, che attraversava la città per oltre un chilometro nella parte settentrionale. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d. C.), Oria fu devastata da Goti, Greci e Longobardi e più volte saccheggiata dai Saraceni.

Verso la fine del IX secolo, essendo stata Brindisi distrutta dai Saraceni, la cattedra vescovile fu trasferita a Oria. Il primo vescovo là residente, Teodosio, fece costruire una nuova chiesa sull'acròpoli e vi collocò i corpi dei santi Crisanto e Daria, ottenuti da Papa Stefano V nell'anno 886. La chiesa, ora interrata nell'atrio del castello, fu riscoperta nel 1822. E' la prima costruzione in cui sarebbe stato usato da noi il sistema di coprire gli edifici con cupole aggettanti (sporgenti in fuori), ossia a "trullo". Teodosio fece edificare pure una chiesa, scavata nella roccia fuori le mura, in onore di S. Barsanofrio, anacoreta palestinese del VI sec. e patrono di Oria dalla fine del IX sec., l'epoca in cui vi furono traslate le reliquie.

Poco dopo l'anno Mille, Oria passò sotto il dominio dei Normanni che la riedificarono, la cinsero di mura e costruirono una torre quadrata, poi incorporata dal castello fatto edificare da Federico II lo Svevo tra il 1227 e il 1233: un'imponente costruzione a pianta triangolare ai cui vertici sorgono la torre quadrata dello Sperone e le due torri cilindriche del Cavaliere e del Salto, probabili opere degli Angioini. In una delle sale è la collezione archeologica, tra cui monete coniate a Oria, dei conti Martini Carissimo, attuali proprietari del castello. All'inizio del XIV secolo Oria fu annessa al principato di Taranto, divenendo feudo dei principi del Balzo Orsini prima e dei Bonifacio e Borromeo poi, finché fu venduta agli Imperiali, ai quali appartenne sino alla fine del XVIII secolo. Con la morte dell'ultimo degli Imperiali, passò prima al Regno delle due Sicilie e poi al Regno d'Italia.

In cima al paese medievale è la nuova Cattedrale, costruita nel XVIII secolo sui resti della cattedrale romanica. Interessanti sono il settecentesco palazzo del Sedile, o sede del decurionato, a pianta quadrata, e le antiche porte di accesso: Gerocco, Lama, degli Ebrei. Nell'agro oritano, nel Medioevo ricoperto da una grande foresta, merita particolare attenzione la chiesa di S. Maria di Gallana, posta lungo il tracciato dell'antica via Appia, nell'area di una villa rustica romana, divenuta casale nel Medioevo. Presso la masseria Le Salinelle è l'insediamento rupestre con le cripte di S. Maria della Scala e di S. Agostino.

La storia più recente di Oria è strettamente legata a Federico II: in onore del grande imperatore svevo tutta la città partecipa ogni anno, nel secondo fine settimana di agosto, alla rappresentazione del Torneo dei Rioni (Castello, Giudea, Lama e S. Basilio) e del Corteo storico. A testimoniare la grande considerazione di cui godeva Federico II, per la sua saggezza e l'amore innato per la cultura, vi è la bella epigrafe posta sulla sua tomba: "Se la rettitudine, la sensibilità, la grazia delle virtù, la nobiltà potessero resistere alla morte, non sarebbe morto Federico, che qui giace".

 

 

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